Il dono.
L’inverno fu avaro d’acqua.
Anche la primavera ne portò poca e, già da maggio, il sole cominciò a farsi sentire.
Poi venne l’estate.
Calda, luminosa, sempre accompagnata dal vento.
La vite conosceva la sete.
Giorno dopo giorno le radici cercavano in profondità ciò che il cielo non concedeva. La terra custodiva quel poco che aveva ricevuto e la pianta imparava a non sprecare nulla.
Noi osservavamo.
Sapevamo che la maturazione sarebbe stata un cammino delicato.
Poi, alla fine di agosto, il cielo cambiò.
Arrivò un temporale.Quasi cento millimetri d’acqua caddero sulla terra proprio quando gli acini iniziavano il loro ultimo viaggio verso la maturità.
Dopo mesi di attesa, la pioggia arrivò quando serviva.
Settembre restituì alla vigna il tempo per completare il proprio lavoro.
E accadde qualcosa di sorprendente.
Vigna Melo, che negli anni precedenti ci aveva chiesto più tempo, fu la prima a essere pronta. La raccogliemmo il 10 settembre.
Vigna Anfiteatro continuò ancora il suo cammino.
La aspettammo fino al 18 settembre.
Otto giorni che raccontano meglio di molte parole quanto ogni vigna abbia una propria voce, un proprio carattere, un proprio tempo.
La 2022 era cominciata sotto il segno della mancanza e arrivò alla vendemmia attraverso un gesto inatteso della natura.
Per questo la ricordiamo come il Dono.
Perché la terra non ci promette nulla.
E forse proprio per questo, quando dona, bisogna saperlo riconoscere.